Parodontologia non chirurgica

Parodontologia non chirurgica
Parodontologia non chirurgica
Per prevenire e curare le patologie dei tessuti duri e molli che sostengono il dente e gli assicurano la stabilità nell’arcata alveolare

Parodontologia non chirurgica

Una volta diagnosticata la malattia parodontale è necessario porre in atto tutte quelle azioni in grado di eliminare il più possibile i numerosi fattori che la determinano.

In particolare l’attenzione dell’operatore, ma soprattutto quella del paziente, deve essere rivolta all’eliminazione del biofilm batterico (placca) che, stazionando tra i denti o nelle tasche, produce infiammazione e quindi danno.

 

Motivazione

Questo è a mio avviso il più importante intervento da realizzare.

Il paziente infatti, attraverso la propria pulizia quotidiana, è il principale artefice della lotta contro la malattia e per tale motivo è estremamente importante renderlo consapevole della propria situazione orale, delle cause che l’hanno determinata, dei rischi che corre sia a livello locale ma anche a livello sistemico, e di come egli stesso, in maniera anche molto semplice ed economica attraverso l’igiene orale, possa dare un enorme contributo al miglioramento dello stato di salute del proprio parodonto.

E’ pertanto necessario insegnare al paziente come realizzare una buona igiene orale utilizzando gli strumenti più adatti nei modi e nei tempi necessari.

L’efficacia di tale motivazione deve essere sempre verificata e rinforzata nel tempo con richiami di controllo e con attività di sostegno.

Capire perchè si fanno determinate cose rappresenta da sempre il principale motore che ne favorisce la realizzazione. L’esperienza ci porta ad affermare che il paziente che non si pulisce i denti lo fa semplicemente perché nessuno gli ha mai spiegato nel dettaglio i rischi a cui va incontro non applicando quotidianamente le semplici norme igieniche consigliate.

 

Terapia causale o preparazione iniziale

Si tratta del primo e fondamentale approccio alla malattia che se ben eseguito può in molti casi essere sufficiente a bloccare e gestire nel tempo la parodontopatia.

Senza entrare nel merito dei diversi protocolli formalizzati in letteratura e dei numerosi strumenti utilizzabili, segue qui un semplice elenco dei passi fondamentali da eseguire:

  • comprensione approfondita della topografia del danno provocato dalla malattia (sondaggio e status rx)
  • eliminazione del tartaro sopragengivale con apparecchi ad ultrasuoni o manuali
  • eliminazione del tartaro sottogengivale con apparecchi ad ultrasuoni o manuali con l’aiuto del laser a diodi
  • detossificazione delle tasche più profonde ed inaccessibili tramite laser o terapia fotodinamica
  • utilizzo eventuale di prodotti battericidi sotto forma di granuli da introdurre sotto gengiva (poco utilizzati) o di colluttori da utilizzare nella maniera corretta e nei tempi previsti (no fai da te)

Le diverse modalità operative proprie della terapia causale vanno utilizzate a seconda delle necessità del caso e del momento da personale formato specialisticamente (igienista dentale laureata).

In molti casi tale approccio non chirurgico può essere sufficiente a gestire la malattia o in altri casi esso rappresenta solo la preparazione iniziale di successivi interventi terapeutici di tipo chirurgico.

 

Igiene e profilassi della malattia parodontale

Con questa definizione si intendono tutte quelle metodiche che vengono utilizzate negli studi odontoiatrici con cadenze periodiche allo scopo di mantenere i livelli di salute dei tessuti parodontali.

 

Ricordiamo :

La detartrasi o ablazione del tartaro che consiste per l’appunto nell’asportazione del tartaro sopra e sotto gengivale preservando l’integrità del legamento parodontale. Si realizza attraverso l’uso di strumenti meccanici ad ultrasuoni e di strumenti manuali talvolta coadiuvati dal laser.

Il polishing che è una pulizia dei denti basata sulla lucidatura delle superfici dentarie quale trattamento dei pigmenti e della placca giovane. Può essere fatta con coppette di gomma montate su strumenti rotanti e pasta lucidante o anche con apposite pistole ad aria compressa che sparano un pulviscolo estremamente sottile capace di depigmentare corone e radici esposte dei denti.

Il courettage o levigatura delle radici che si effettua in presenza di difetti parodontali (tasche) modesti con il fine di realizzare una pulizia profonda della superficie radicolare e favorire così il crearsi di un nuovo attacco della gengiva alla radice del dente.

La detossificazione delle tasche più importanti con il laser o i sistemi fotodinamici.

 

Parodontologia laser assistita

Il laser è una fonte luminosa di luce coerente e monocromatica concentrabile in un raggio rettilineo estremamente collimato. L’elevata potenza concentrabile sulla piccola punta di una fibra ottica permette alla luce laser di interagire con i tessuti del corpo umano modificandoli.

È possibile tagliarli, addensarli, stimolarli contribuendo così a risolvere molti problemi di salute.

Esistono diversi tipi di laser, ognuno caratterizzato da una diversa lunghezza d’onda, e ognuno capace di ottenere fenomeni in grado di influenzare diversamente i processi biologici.

Nella terapia delle parodontopatie il laser, oggigiorno, occupa un posto importante in quanto in grado di fornire un notevole valore aggiunto alla terapia classicamente eseguita.

La luce laser veicolata all’interno delle tasche parodontali dalla fibra ottica è in grado di distruggere direttamente o indirettamente con l’aiuto di semplici disinfettanti, i batteri presenti, di disgregare gli accumuli di tartaro sottogengivale favorendone così la successiva asportazione meccanica, di biostimolare i tessuti molli sia promuovendone un addensamento e quindi una maggiore stabilità intorno alla radice sia favorendo una specifica azione anti infiammatoria dei tessuti irradiati.

Tale intervento può essere ripetuto senza provocare danno ai tessuti, senza anestetizzare la parte da trattare, e senza dolore per il paziente.

 

Parodontologia fotodinamica

Tra le tante metodiche di recente acquisizione per la cura della malattia parodontale un posto rilevante viene occupato dalle terapie che utilizzano la luce.

Una fonte di luce di una particolare lunghezza d’onda, tipo laser, è in grado direttamente o indirettamente di eliminare quei batteri che si trovano sul fondo delle tasche parodontali e che gli interventi di pulizia meccanica (detartrasi e courettage) non sono stati in grado di eliminare completamente.

L’approccio fotodinamico alla malattia parodontale va considerato quindi come un intervento di completamento da utilizzare nei casi più complessi o nei casi in cui non si può o non si vuole intervenire chirurgicamente.

L’intervento consiste nell’introdurre all’interno delle tasche parodontali, già pulite meccanicamente, sostanze colorate contenenti ossigeno e nella loro attivazione con una fonte luminosa adeguata. La sostanza si lega alla superficie del batterio e quando attivata dalla luce libera una forma di ossigeno detto “singoletto” in grado di distruggere il batterio stesso.

Si tratta quindi di una metodica estremamente efficace e ripetibile da utilizzare quale completamento terapeutico e/o durante il mantenimento.

 

Parodontologia farmaco sostenuta

Trattandosi di una patologia infettiva sostenuta da batteri l’utilizzo di prodotti farmacologici nel trattamento della parodontopatia può risultare in alcuni casi di aiuto.

Le più recenti acquisizioni pervenute dal campo della ricerca ci consigliano di utilizzare degli antimicrobici come la Doxiciclina in dosi sub-microbiche pari circa al 25% della dose normalmente consigliata, per due volte al giorno da assumensi solo quando necessario e su prescrizione medica per periodi lunghi di due, tre mesi.

Un eventuale trattamento antibiotico con Amoxicillina e Metronidazolo può essere utile nei casi di parodontite aggressiva.

Nei casi di parodontite associata a malattie sistemiche si è visto che il controllo farmacologico della malattia sistemica favorisce l’evolversi positivo della malattia parodontale così come il trattamento non chirurgico della malattia parodontale migliora significativamente la malattia sistemica.

Vanno considerati come farmacologici anche i colluttori antibatterici a base di Clorexidina che pertanto vanno utilizzati nei tempi e nei modi consigliati dall’operatore.

Esistono poi delle particolari situazioni in cui l’antibiotico, o la Clorexidina, sotto forma di tavolette, chips o altro viene inserita all’interno di lesioni particolarmente difficili da gestire ma è questo un intervento ormai in disuso, ampiamente superato dall’avvento del laser a diodi.

 

Terapia di mantenimento

Rappresenta il mix virtuoso di tutte le procedure sopra elencate.

Per essere realizzato e diventare realmente efficace deve prevedere, al di là della corretta esecuzione dei singoli aspetti operativi, la realizzazione all’interno della struttura odontoiatrica di una organizzazione specifica, basata su di un sistema di richiami, finalizzati a mantenere e a migliorare i risultati raggiunti.

Si tratta di un lavoro difficile basato soprattutto sul rapporto medico-paziente, sulla comunicazione, e sulla costante verifica della partecipazione da parte del paziente.

 

Prestazioni
  • Ablazione tartaro
  • Polishing
  • Courettage laser assistito
  • Courettage farmaco assistito
  • Trattamento fotodinamico delle tasche
  • Legatura extracoronale
  • Legatura intracoronale
  • Gengivectomia
  • Gengivoplastica
  • Rizectomia
  • Rizotomia
  • ...
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