dr. Roberto Pietro Stefani - medico chirurgo specialista in odontostomatologia - 040 765452 - via S. Nicolò, 22 - 34121 Trieste

Paradontologia

Per comprendere i problemi che coinvolgono le strutture di sostegno del dente anche inquadrandole in un contesto di malattia sistemica

parodontologia
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Parodontologia

La Parodontologia è quella specifica branca dell’odontoiatria che si occupa di studiare i tessuti che sostengono e stabilizzano i denti all’interno della bocca e che, nel loro insieme, prendono il nome di parodonto.

Tali strutture sono:

 

  • La gengiva:quella parte della mucosa orale che circonda il dente ricoprendo l’osso e definendo il solco gengivale
  • L’osso alveolare: la componente ossea che ingloba e sostiene il dente. In condizioni normali (soggetto giovane e sano) il livello di tale osso arriva al colletto del dente che è quella zona che definisce il confine tra corona e radice.
  • Il cemento radicolare: lo strato superficiale di rivestimento della radice del dente.
  • Il legamento parodontale: una rete di sottili fibre connettivali prevalentemente elastiche che connettono il cemento radicolare all’osso alveolare. Lo scopo di tale legamento è quello di ancorare il dente all’osso consentendogli dei micromovimenti adattativi durante le diverse funzioni eseguite (masticazione, deglutizione)

 

La parodontologia si occupa pertanto delle patologie che coinvolgono sia i tessuti molli (il legamento parodontale e la gengiva) che i tessuti duri (il cemento radicolare e osso alveolare) che nel loro insieme sostengono il dente e gli assicurano la stabilità nell’arcata alveolare.

Lo specialista parodontologo è quindi quel professionista capace di accertare lo stato di salute di tali tessuti e di effettuare le eventuali terapie in grado di ripristinare il loro stato di benessere.

Le malattie che interessano il parodonto vengono genericamente definite “malattie parodontali” o “parodontopatie”. Esse sono classificate in gengiviti quando sono fenomeni più superficiali limitate alla gengiva e in parodontiti quando interessano invece un’area più profonda ed estesa della struttura parodontale quale osso e legamento . Nel linguaggio corrente tali malattie venivano una volta identificate col termine generico di “piorrea”.

La malattia parodontale è una malattia causata fondamentalmente, ma non esclusivamente, dalla presenza e dall’accumulo di placca batterica che danneggia prima la gengiva superficiale provocando arrossamenti e sanguinamenti per poi procedere in profondità distruggendo l’osso ed il legamento con la conseguente formazione di tasche.

 

Con il termine “tasca parodontale” si intende una particolare situazione patologica dove l’infiammazione provocata dall’accumulo di placca batterica ha attaccato e distrutto i tessuti di sostegno del dente creando delle cavità a carico dell’osso che circonda il dente .

La presenza di tali lesioni viene rilevata con la sonda parodontale uno strumento millimetrato che introdotto a livello del solco gengivale può scendere in profondità e rilevare in millimetri quella che è la perdita di osso. In condizioni di normalità il solco gengivale non è più profondo di 1,5 o 2 millimetri pertanto qualsiasi valore superiore a questo verrà chiamato sondaggio. Per valori superiori a 4 millimetri il solco così approfondito non può essere deterso dalla semplice pulizia quotidiana e pertanto rappresenta un rischio di evoluzione della malattia parodontale.

Per mezzo di sondaggi accurati dente per dente (cartella parodontale) è possibile capire quanto sono profonde e che forma hanno le tasche parodontali. Tali dati sono molto importanti per poter intraprendere una terapia.

Se non trattate le tasche portano al progressivo vacillamento del dente fino alla sua completa espulsione dall’osso.

 

La malattia parodontale si configura come una malattia infettiva determinata principalmente dalla presenza di batteri. I batteri parodontali sono trasmissibili, seppur con difficoltà, da soggetto a soggetto.

Va comunque considerata come una malattia multifattoriale dove i batteri rappresentano di gran lunga la causa principale alla quale vanno associati altri fattori favorenti come, il fumo, l’alimentazione, lo stress, l’inquinamento, la presenza di occlusioni interferenti etc.

Si tratta di una mole cospicua di situazioni in grado tutte di evocare a livello dell’organismo in generale e a livello della bocca in particolare uno stato infiammatorio cronico che se associato ad una familiarità genetica, in cui prevalga una difficoltà intrinseca del sistema a gestire l’infiammazione, può portare alla creazione di una condizione di fondo generalizzata predisponente all’insorgenza di tutte le possibili malattie e quindi nella bocca la malattia parodontale.

Essa può manifestarsi in maniera generalizzata ed interessare tutti i denti o essere sito specifica, poiché ogni dente può esserne colpito in maniera differente, ma in entrambi i casi essa avanza sempre in maniera ingravescente alternando periodi di apparente benessere a periodi di rapido peggioramento.

 

La classificazione delle malattie parodontali prevede:

 

  • TIPO 1 malattie gengivali
  • TIPO 2 parodontiti croniche
  • TIPO 3 parodontiti aggressive
  • TIPO 4 parodontiti come manifestazioni di malattie sistemiche
  • TIPO 5 infezioni parodontali ulcero necrotizzanti

 

Trattandosi di una malattia ad evoluzione cronica e spesso lenta ed indolore può essere difficile rendersi conto di averla. Ed è per tale motivo che vanno attentamente monitorati i numerosi sintomi che la possono segnalare:

 

  • sanguinamento alle gengive durante lo spazzolamento, la masticazione o spontaneamente
  • modifica dei normali profili gengivali che diventano gonfi ed arrossati e si ritirano scoprendo la radice
  • mobilità dei denti rilevabile soprattutto alla masticazione
  • sensibilità dei denti al freddo
  • aumento degli spazi tra dente e dente
  • presenza di pus a livello del bordo gengivale
  • alitosi

 

La diagnosi deve essere fatta da operatori esperti attraverso un attento esame clinico che preveda un sondaggio delle tasche e che si completi con un esame radiografico (status parodontale) e la compilazione di una specifica cartella parodontale

A seconda del quadro clinico rilevato la terapia può essere diversa avvalendosi in primis di un approccio non chirurgico (Terapia causale o Preparazione iniziale) e solo successivamente di una eventuale terapia chirurgica parodontale.

Va da subito sottolineato che per tenere sotto controllo questa malattia, che colpisce gran parte della popolazione, risulta fondamentale la costante quotidiana eliminazione della placca batterica.

Un tale risultato si ottiene principalmente mediante un’accurata igiene dentale ottenibile con la pulizia quotidiana svolta dal paziente cui si deve sommare il contributo di quella ambulatoriale (detartrasi) da farsi con regolarità, a scadenze che sono diverse per ogni paziente ma che normalmente non superano i sei mesi.

 

Esiste sicuramente un motivo per cui ci sono dei pazienti che soffrono di parodontopatia nonostante una accurata igiene orale ed altri che possono accumulare tartaro e placca senza evidenti danni alle loro gengive.

La risposta arriva dalla ricerca genetica che ci dice che ben il 30% della popolazione è geneticamente predisposto alla malattia parodontale.

Essi corrono un grave rischio di sviluppare la malattia e necessitano quindi di una particolare sorveglianza dei fattori di rischio come, placca, fumo, malattie sistemiche, dieta, stress che sommandosi tra loro e sovrapponendosi alla predisposizione genetica possono fare esplodere la malattia anche in età giovanile.

A questo proposito esiste un semplice test, eseguibile con un banale prelievo di saliva, in grado di identificare questa predisposizione e quindi segnalare al soggetto il rischio cui può andare incontro (Test genetico per il riconoscimento della predisposizione alla malattia parodontale).

 

È ormai scientificamente dimostrato che tutte le malattie di cui noi soffriamo, dalle più banali alle più serie, sono dovute al prevalere nel nostro organismo di uno stato di infiammazione cronica.

Tale stato infiammatorio perde l’aspetto benefico di difesa che normalmente compie all’interno dell’organismo per diventare una subdola minaccia che progressivamente mina il nostro stato di salute.

Rimanere preda di una infiammazione cronica non è poi così difficile anche perché si è osservato che, accanto ad una possibile predisposizione genetica, i fattori che principalmente alimentano questo stato sono quelli con cui tutti noi ci confrontiamo quotidianamente.

La sedentarietà, il fumo della sigaretta, l’obesità, una dieta sbagliata, lo stress sono i fattori che alimentano costantemente lo stato infiammatorio cronico.

Va da sé che se a tutto questo associamo una infiammazione cronica su base batterica delle gengive e del parodonto (vedi Parodontopatie) alimentiamo ancor di più lo stato infiammatorio favorendo il suo effetto patogeno.

 

Studi recenti pubblicati su prestigiose riviste internazionali evidenziano la presenza di una corrispondenza tra malattie parodontali e malattie sistemiche.

L’aspetto caratteristico di questa correlazione è che batteri patogeni propri della parodontite hanno la capacità di penetrare i capillari infiammati delle strutture parodontali entrando così in circolo ed andando ad insediarsi nei tessuti lontani dalla bocca dove attivano una risposta immunitaria. Tra i vari distretti colpiti interessante risulta la presenza di strutture batteriche a livello delle placche ateromatose tipiche della malattia arteriosclerotica.

I pazienti con malattia parodontale presentano inoltre alterazioni dei parametri infiammatori anche a livello ematico con valori elevati di granulociti neutrofili, di proteina C reattiva, di interleuchine etc.

Avere uno stato di infiammazione cronica presente nell’organismo favorisce l’insorgenza di malattie generalizzate come l’arteriosclerosi e rende possibile l’instaurarsi di complicanze acute come l’infarto del miocardio.

 

La malattia parodontale pertanto va considerata come un fattore di rischio importante per lo sviluppo di malattie sistemiche. Ci sono oltre 100 malattie sistemiche che producono manifestazioni a livello orale come ad es. le malattie cardiovascolari, l’ictus, le infezioni respiratorie, il cancro al pancreas, il diabete ed in generale problemi nutrizionali.

 

Esiste una stretta correlazione fra diabete mellito e malattia parodontale con spiccata predisposizione del diabetico ad esprimere malattia parodontale ed aumentata difficoltà del controllo glicemico ematico nel diabetico in presenza di malattia parodontale.

Ciò sembrerebbe dovuto al passaggio continuo di tossine batteriche e di batteri nel sangue e da un eccessivo rilascio di mediatori della infiammazione (interleuchine) in circolo. Inoltre la difficoltà a tenere sotto controllo i valori glicemici da parte del diabetico parodontopatico favorirebbe una maggiore suscettibilità a contrarre ulteriori infezioni (infiammazione) e a sviluppare malattie cardiovascolari.

 

L’arteriosclerosi rappresenta una patologia estremamente diffusa nella società occidentale ed estremamente pericolosa per gli eventi che può favorire come la cardiopatia ischemica, l’arteriopatia periferica, l’ ictus, l’infarto del miocardio.

La sua correlazione con le parodontopatie è ancora in fase di studio ma molti dati raccolti ne sono già una testimonianza.

Il principale meccanismo con cui la parodontite favorirebbe l’insorgenza della malattia arteriosclerotica è la costante immissione in circolo di sostanze pro-infiammtorie come le citochine (interleuchine). Tale situazione generale di infiammazione cronica scompenserebbe i normali equilibri funzionali fisiologici favorendo il formarsi delle placche ateromatose.

 

Un secondo meccanismo consisterebbe nell’attivazione di una risposta auto-immunitaria verso le strutture del corpo causata dalla similitudine di queste con i frammenti batterici e le tossine immesse nel sangue nel corso della malattia parodontale. Sembrerebbe che proprio questo evento auto-immunitario rivolto verso le cellule dei vasi sanguigni ne favorirebbe il danneggiamento e la lesione con conseguente deposito di sostanze grasse (placca ateromatosa).

Altri studi riferiscono ancora come alcuni dei batteri della parodontite passando in circolo siano in grado di aderire direttamente alle cellule dei vasi sanguigni favorendone così la lesione ed il successivo deposito ateromatoso.

La malattia parodontale sembra pertanto agire in maniera diretta (lesione) e indiretta (squilibri regolativi) nel favorire l’arteriosclerosi senza però dimenticare che altri fattori favorenti debbono comunque essere presenti. Fumo, obesità, sedentarietà, predisposizione, sono tutte situazioni in grado di realizzare quel mix necessario ad innescare il fenomeno patologico.

 

Clinicamente è stato osservato che interventi odontoiatrici anche semplici di igiene dentale, come la terapia non chirurgica della malattia parodontale, accompagnati da una efficace pulizia quotidiana permettono di abbattere e mantenere bassi nel tempo i marcatori dell’infiammazione presenti nel sangue.

 

I depositi ateromatosi nei vasi coronarici determinano difetti di irrorazione del muscolo cardiaco e causano fenomeni cronici quali aritmie e angina o acuti come l’infarto ischemico del miocardio.

Il formarsi di tali depositi avviene per la presenza di molti fattori tra i quali anche quelli provocati dalla malattia parodontale.

A sostegno di tale correlazione, un recente studio effettuato su tessuti rimossi chirurgicamente ed analizzati con le più moderne tecniche di analisi biomolecolari, ha dimostrato la presenza di batteri parodontali quali: Aggregatibacter actinomycetemcomitans, Porphyromonas gingivalis, Prevotella intermedia, Prevotella nigrescens e Tannerella forsitia.

Tali batteri sono stati rilevati anche nelle placche ateromatose delle arterie coronariche del 90% dei soggetti con malattia parodontale conclamata.

Il numero significativo di specie parodontopatiche rinvenute nei campioni di tessuto dei pazienti con parodontite, suggerisce che la presenza di questi microrganismi nelle lesioni coronariche non è casuale, e che essi contribuiscono allo sviluppo di malattie vascolari.

 

Il parto pre-termine e l’infertilità femminile sono eventi patologici che risultano dalla compresenza di più fattori contingenti variamente rappresentati e inter-correlati. Si parla quindi sempre di evento a genesi multifattoriale.

Studi recenti portano all’attenzione degli specialisti come il fattore parodontale, al pari di altri, rappresenti un rischio da tenere sotto stretta osservazione. Tale rischio sembra favorito dal fatto che in gravidanza i cambiamenti ormonali che avvengono hanno un effetto diretto sulla struttura del parodonto aumentando la permeabilità vascolare del tessuto gengivale e favorendo così un’aumentata diffusione di batteri e interleuchine (citochine pro-infiammatorie)

Esistono due ipotesi sperimentali a sostenere questa correlazione.

La prima ipotizza che le ripetute batteriemie conseguenti al passaggio di batteri parodontali in circolo, anche a seguito di eventi semplici come la masticazione di cibi solidi, favorirebbero la colonizzazione della unità feto-placentare con conseguente attivazione di uno stato infiammatorio.

La seconda si basa sulla presenza in circolo, nei soggetti parodontopatici, di abbondanti sostanze pro-infiammatorie le citochine che si renderebbero responsabili di modificazioni placentari le quali a loro volta comporterebbero deficit di crescita del feto e aumento delle contrazioni.

 

Il rapporto tra osteoporosi e parodontopatia emerge dall’analisi di alcuni articolali comparsi nella letteratura scientifica internazionale dove vengono analizzate le conseguenze di un polimorfismo genetico che comporta un abbassamento del livello corporeo di vitamina D. Si tratta di un difetto a carico dei recettori per questa vitamina che comporta una riduzione dei meccanismi di aggancio. La Vit.D opera in maniera trasversale su organi e apparati svolgendo funzioni importanti e si è visto che la sua riduzione comporta un aumento dei livelli infiammatori generali (+ proteina C reattiva) con conseguente aumento del rischio per malattie sistemiche. Tale carenza sembra favorire l’insorgenza di quadri di parodontopatia particolarmente aggressivi. Pertanto si ipotizza che la presenza di una malattia parodontale particolarmente ingravescente possa essere premonitrice di una futura osteoporosi e di tutti i problemi che ad essa si associano.

 

Un gruppo di ricercatori turchi ha scoperto che fra gli uomini che soffrono di parodontite i problemi di erezione sono più frequenti. Infatti, i soggetti affetti da questa patologia hanno una probabilità di soffrire di disfunzione erettile 3,29 volte superiore rispetto a chi non ha problemi gengivali.

 

Alla luce di quanto emerso dalla revisione della letteratura è possibile affermare che, sebbene non vi siano prove certe che le malattie parodontali siano in grado da sole di provocare le patologie sopra citate, esse possono sicuramente rappresentare importanti cofattori, che in associazione ai fattori eziologici riconosciuti, come fumo di sigaretta, sedentarietà, obesità, esposizione a contaminanti ambientali e predisposizione genetica, sono in grado di contribuire alla comparsa ed alla progressione di numerose patologie.

Semplici interventi di igiene e profilassi della malattia parodontale possono però evitare e controllare quelle situazioni generalizzate di infiammazione e contaminazione batterica che allo stato attuale della ricerca medica hanno dimostrato in maniera significativa di rappresentare un importante fattore di rischio.

 

Prestazioni
  • Cartella parodontale
  • Status radiografico
  • ...
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