dr. Roberto Pietro Stefani - medico chirurgo specialista in odontostomatologia - 040 765452 - via S. Nicolò, 22 - 34121 Trieste

Medicina integrata

Per trattare i problemi di salute mediante un approccio che integra le terapie convenzionali con quelle non convenzionali

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Medicina integrata

Il termine Medicina Integrata venne per la prima volta utilizzato nel 1992 (National Institutes of Health) per identificare innovativi protocolli terapeutici che associavano alle consolidate proposte della medicina convenzionale altre proprie delle medicine cosiddette complementari.

 

Ed è proprio l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a patrocinare la necessità di tale evoluzione, alla luce di importanti considerazioni qui di seguito sintetizzate:

 

  • la medicina convenzionale, pur nella sua efficacia, ha dimostrato alcuni limiti e soprattutto la comparsa di effetti collaterali talvolta anche importanti.
  • in particolare l’insorgenza di patologie ad andamento cronico ha soprattutto evidenziato tali i limiti
  • le evidenze scientifiche sono sempre più numerose e chiare nel definire l’importanza per lo stato di salute dell’uomo di un buon rapporto tra le sue potenzialità genetiche e l’ambiente in cui esse si manifestano (epigenetica)
  • la psiche ha peso nell’accompagnare e condizionare lo stato fisio-patologico dell’individuo
  • il crescente desiderio delle persone di fruire di un approccio che comprenda la cura dell’individuo nella sua globalità ambientale, sociale e culturale
  • l’efficacia della prevenzione primaria, che agisce sugli “stili di vita” , nel controllare, migliorare e gestire nel tempo numerosi quadri clinici
  • l’obbligo di garantire un livello minimo di cure anche a popolazioni di paesi sottosviluppati dove la medicina convenzionale non arriva o non è praticabile e la medicina tradizionale rappresenta l’unica opportunità cui fare ricorso in caso di bisogno

 

Non più, o non solo, un completamento ma una vera e propria integrazione dei due approcci curativi che a questo punto vengono posti sullo stesso piano ed utilizzati contemporaneamente in protocolli all’uopo identificati come validi ed efficaci.

 

La medicina convenzionale, chiamata anche medicina moderna, accademica, allopatica e biomedicina, è data dall’insieme delle pratiche mediche e odontoiatriche riconosciute dai sistemi sanitari ufficiali che viene praticata dai laureati in medicina e chirurgia e in odontoiatria. Essa si basa su di un approccio cosiddetto riduttivo, deterministico o causalistico secondo il quale i singoli organi ed apparati vengono trattati separatamente come se fossero sempre i soli responsabili del disturbo segnalato.

Rappresenta l’evoluzione occidentale delle medicine a matrice empirico-filosofica e nel suo approccio, rigorosamente scientifico, si avvale del contributo di altre discipline come la chimica, la fisica, la biologia e la matematica.

Essa si fonda sulla ricerca scientifica abbinata a dati provenienti da studi clinici controllati e da linee-guida derivate dalla pratica clinica, il tutto analizzato e rivalutato in maniera critica.

Attraverso la valutazione dei rischi e dei benefici associati ai trattamenti intrapresi o alla loro mancanza, nonché dei risultati dei test diagnostici essa cerca di capire e di prevedere se un trattamento farà più bene che male, e agisce conseguentemente nella scelta della prescrizione.

 

La medicina complementare è un tipo di medicina che utilizza sistemi di diagnosi, cura e prevenzione per ripristinare l’equilibrio e la salute dell’individuo, nel rispetto della sua globalità, intesa come unità psico-fisica inserita in un contesto sociale.

Si tratta di un vasto ed eterogeneo gruppo di terapie, chiamato anche medicina naturale, medicina olistica, medicina non convenzionale.

Fanno parte di questo gruppo metodiche come l’Omeopatia, l’Omotossicologia, la Fitoterapia, l’Agopuntura, l’Osteopatia, la Posturologia, la Chinesiologia Applicata, la Mesoterapia, la Riflessoterapia, l’Ayurveda, la Medicina Tradizionale Cinese e tante altre ancora.

L’aggettivo “complementare” vene utilizzato quando essa è usata congiuntamente alla medicina ufficiale per ampliare le potenzialità o ridurne gli effetti collaterali.

E’ detta invece “alternativa” quando viene usata in alternativa alle cure abituali.

 

Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/1976), la medicina tradizionale è “l’insieme di tutte le conoscenze, l’utilizzo di sostanze, di misure e di pratiche spiegabili e non, basate sulle fondamenta socio-culturali e religiose di una specifica comunità, che si appoggiano esclusivamente sulle esperienze vissute e le osservazioni trasmesse di generazione in generazione, oralmente e per scritto, ed utilizzate per diagnosticare, prevenire o eliminare un disequilibrio del benessere fisico, mentale e sociale”.

La medicina tradizionale è quindi un insieme di tecniche farmacologiche, religiose, rituali, magiche, che assumono significato proprio nella loro interazione e che si radica in una comunità specifica che a tale risorsa fa riferimento per curarsi.

La malattia viene concepita come il risultato della rottura di uno stato di equilibrio interno all’individuo o esistente tra esso e l’ambiente in cui vive, visibile ed invisibile. Conseguentemente il trattamento tradizionale affronta l’evento patologico in modo complesso ed articolato, considerando la dinamica di interazione tra le diverse parti della persona e tra questa ed il contesto che la circonda.

L’approccio olistico proprio della medicina tradizionale contrasta con quello biomedico, secondo il quale vengono trattati separatamente i singoli organi e apparati come se fossero i soli responsabili del malessere dell’individuo, e pone invece al centro dell’intervento la condizione complessiva del malato e la sua totale situazione esistenziale ed ambientale.

Molte delle medicine annoverate come alternative originano dalla tradizione popolare e sono state utilizzate a lungo nel tempo per mantenere il benessere e curare le malattie.

 

Prestazioni
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